venerdì 16 settembre 2011

Intervista ad Anonymous Italia

La rete come strumento di lotta
Intervista di Elena Calafato a due membri di Anonymous Italia (link)

L’oscurità non è priva di luce. Tutt’altro. 
Ha riflessi superiori alle apparenze, come una novella scritta meglio, più completa, affascinante, che spesso fatichiamo a capire. E quella novella ha i connotati della realtà. Dipende da che punto di vista la osserviamo. 
Anonymous è un termine misterioso, quasi inquietante, associato a un gruppo di cyber-terroristi che compiono attacchi informatici, provocando temporanei black-out a siti governativi e non.Ma qual è la verità? Chi o cosa è Anonymous? Per scoprirlo non sono necessarie competenze particolari, conoscenze occulte: basta accedere alla loro chat, aperta al pubblico e libera (una parola chiave per la community). È sufficiente fare quattro chiacchiere con questi ragazzi, uomini e donne di ogni età, per capire quanto sia fiorita una bugiarda mitologia del terrore attorno alla loro attività. Anonymous è un movimento di “resistenza attiva”, composto da persone  impegnate nel perseguire un'ideale che molti, moltissimi inseguono da tempo: la libertà di informazione, soprattutto sulla Rete, che è il più vasto e accessibile mezzo di comunicazione. Non sono i cyber terroristi, né gli hacker che i mass media dipingono. Sono persone comuni (alcune, in effetti, in possesso di notevoli conoscenze informatiche) che hanno deciso di scendere nella piazza virtuale del Web e far sentire la loro voce.Come i movimenti operai del passato che incrociavano le braccia bloccando le grandi industrie; come gli agricoltori che intasavano le autostrade coi trattori a reclamare i diritti negati: sulla rete si dossa (termine derivato dall'acronimo DDoS che sta per Distributed Denaial of Service), ossia si provoca una sorta di black out temporaneo di siti, generalmente governativi o appartenenti a grandi aziende di servizi, con lo scopo di dare un segnale forte e visibile contro chi si pensa possa limitare o manipolare l'informazione e la libertà dei cittadini.
Questo atto si configura, nel sistema giuridico di molti stati, come interruzione di pubblico servizio. Negli Stati Uniti il reato viene punito con la reclusione fino a 25 anni, a cui spesso si aggiungono risarcimenti a cinque zeri. In Italia la pena arriva a un quinto degli USA, più relative sanzioni pecuniarie.Qualcuno sostiene che l'interruzione di pubblico servizio rientri nella cosiddetta gray area, e che quindi tale atto possa considerarsi reato in base alle circostanze e a discrezione di chi giudica. Ed è proprio questo fatto, forse, a consentire che i singoli o i gruppi di attivisti vengano perseguiti più delle grandi aziende, prive di scrupoli nell’interrompere o sospendere i servizi erogati. È noto come esse abbiano più risorse per difendersi dagli “attacchi” della giustizia.
Attraverso questa intervista cercheremo di chiarire chi sono gli Anonymous italiani, e quali sono i loro scopi. (A e P sono i due membri di Anonymous intervistati)
  • Potete illustrare ai nostri lettori quando, come e dove nascono Anonymous, e Anonymous Italia in particolare?
A: Anonymous è nato all'incirca nel 2003, anche se stabilire una data precisa è pressoché impossibile , perché è stato un avvenimento spontaneo e collettivo, lento, graduale. Il movimento si è formato in origine sulla imageabord4chan.org, principalmente dall'arcinota sezione /b/.
P: Anonymous Italia nasce invece nel Dicembre 2010, dopo le pressioni subite da Wikileaks.
A: Sì, su AnonOps è cominciato tutto con Operationpayback, nata come risposta di Anonymous alle pressioni per tagliare i fondi a Wikileaks da parte di Paypal, Masetrcard, Visa, Credit Suisse e altri.
  • Quindi alla base di Anonymous Italia c'è la volontà di dare un segnale contro il tentativo delle grandi imprese di zittire l'informazione “scomoda”?
P: Esatto.
A: Sì, e intendiamo garantire che internet sia liberamente accessibile e privo di qualsiasi tipo di filtri e sistemi di censura. In ogni caso, Anonymous è in costante evoluzione.
  • Più in generale quali sono le idee, o meglio, gli ideali che stanno alla base di Anonymous?
P: Informazione libera, non solo quindi quella scomoda, priva di censure.
A: Crediamo fermamente nei diritti umani, nella libertà di espressione e informazione. Ci battiamo perché ogni uomo sia tutelato dai soprusi di lobby, corporation e governi, a prescindere dal loro colore politico.
  • E in che modo portate avanti il vostro progetto?
P: Non è facile, perché spesso veniamo erroneamente considerati dei terroristi della Rete, e il nostro nome è associato a qualcosa di negativo.
A: Tramite svariati tipi di azioni, dall'attivismo puro all’hacking a fini etici. E poi tramite i DDoS, che sono il nostro sistema di attacco più diffuso.
P: È il più diffuso perché può contribuire chiunque a portarlo a termine, senza avere conoscenze informatiche particolari.
A: Sì, esatto. Noi ci appelliamo a chiunque, non siamo un gruppo elitario.
  • Così avete anticipato la mia domanda, ossia se il gruppo è composto da soli esperti o è una comunità eterogenea.
P: Assolutamente eterogeneo.
A: Estremamente vario sia per età che per credo politico, estrazione sociale, religione e altro ancora.
  • La  vostra organizzazione non ha una struttura gerarchizzata, giusto?
P: Giustissimo.
A: Non esistono strutture di tipo piramidale: niente leader né capi. Esistono utenti veterani e stimati, ma con gli stessi diritti e lo stesso potere decisionale dell'ultimo arrivato.
P: Primi inter pares.
  • E credete che questo sia un metodo organizzativo efficace?
P: Bella domanda. Ha i suoi pro e i suoi contro, ma è l'unico plausibile. E poi, al momento giusto, le forze si uniscono coese.
A: È ciò che ci tiene in vita. Non si può "decapitare" un organizzazione priva di capi. Le decisioni di qualsiasi genere vengono prese collettivamente, e una volta raggiunta una massa critica si traduce in azioni la linea intrapresa.
  • Ritenete che le vostre gesta siano apprezzate dall'opinione pubblica, e di essere compresi nei vostri intenti?
P: Io non credo che oggi, almeno in Italia, l'opinione pubblica sia adeguatamente matura per comprendere il senso dei certe azioni, anche a causa dello scarso supporto dei media, che si limitano a pubblicare le news che ci riguardano senza un minimo di analisi e approfondimento.
A: Dipende. I nostri interventi e soprattutto gli ideali vengono distorti e strumentalizzati. Ci dipingono come cyber-terroristi, criminali il cui unico scopo è impossessarsi dei dati finanziari degli utenti dei siti colpiti per lucrarne. Inutile dire che è falso, non ci interessa danneggiare il cittadino, bensì il contrario. I nostri attacchi sono sempre simbolici e dimostrativi.
  • Ritenete dunque di non ricevere un adeguato supporto?
A: Dipende dalle occasioni, e spesso dalla linea editoriale dei media in questione. Di norma non è interesse dei poteri forti farci apparire come semplici persone che, al pari di manifestati o attivisti fuori dalla Rete, si battono per la tutela dei loro diritti.
P: È sempre un discorso di lobby: le grandi testate non sono lobby free, e noi ne paghiamo le conseguenze. Non solo come Anonymous, sia chiaro, ma a livello dell’intero paese. Non a caso chi approfondisce in misura maggiore le nostre attività sono le testate specializzate.
  • Sul piano strettamente personale, cosa vedete voi in Anonymous? Per quale motivo avete deciso di farne parte?
P: Personalmente non vi sono entrato; semplicemente Anonymous rappresenta al meglio ciò in cui credo. E io credo nella libertà delle idee, dell’informazione senza tagli o censure. Sono qui per questo.
A: Per me inizialmente era una sorta di "Amici Miei Web 2.0", mi sono unito per lo spirito goliardico e dissacratorio. Poi, a seguito dello shift verso forme di attivismo più consapevoli, il mio interesse e la mia partecipazione sono cresciuti considerevolmente.
  • Quindi pensate che Anonymous sia una forma di attivismo efficace?
P: Decisamente sì.
A: Credo anche che Anonymous sia una forza largamente sottovalutata; ne è un esempio Operation Paypal, che sta influendo seriamente sulle stock options di Ebay. Anonymous funziona perché non ha confini geografici ed è di una capillarità impressionante. Inoltre, essendo un’organizzazione decentralizzata e senza volto, non è facile da perseguire.
P: Esatto, Anonymous è soprattutto internazionale, ed è un problema per le varie polizie mettere d'accordo le varie giurisprudenze, già di per se carenti in materia di internet. E questo è un punto a nostro favore.
  • Potete spiegarci cos'è Operation Paypal?
A: Operation Paypal è una campagna di boicottaggio legale, lanciata in risposta alla cooperazione attiva e volontaria da parte di paypal con l'FBI. Paypal infatti ha fornito gli IP di persone che a dicembre hanno attaccato tramite DDoS i suoi asset. Inoltre è una campagna lanciata in risposta alla causa civile intentata da Paypal nei confronti di Mercedes Renee Haefer, un'attivista 20enne di Anonymous, per un valore di 500.000 dollari. È stata arrestata e ora rischia 25 anni di carcere federale, laddove la pena per uno stupratore arriva a soli undici.
  • Di quale reato è stata accusata Mercedes?
A: Interruzione di pubblico servizio, accesso abusivo a sistema informativo, furto di dati sensibili. Le altre accuse devono ancora essere formulate.
  • Un'ultima domanda. Se doveste convincere qualcuno a prendere parte ad Anonymous, cosa direste?
P: Il bello di Anonymous è che non convinciamo nessuno, non facciamo proselitismo. Comunque, se dovessi farlo, parlerei della necessità di dare voce a chiunque, in nome della libertà e della giustizia.A: Free cookies for everyone... also cupcakes! Ovvero: biscotti gratis per tutti...dolcetti compresi! (Ride) A parte gli scherzi, direi che i tempi sono maturi per usare mezzi alternativi allo scopo di conseguire ciò che gli attivisti hanno in mente da tempo.
A. e P.: We are Anonymous, united as one, divided by zero.


Lottano senz’armi contro la disinformazione. Non sono terroristi.Per capirlo basta guardare il murales divenuto il loro simbolo: è pieno di colori, e rappresenta le due facce di Anonymous Italia, ossia Anonymous e Lulzsec. Nessuno che sia mosso dall'odio o dalla rabbia dipingerebbe un mondo così bello e colorato.Hanno fatto propria la massima di Voltaire: "Non condivido quello che dici, ma mi batterò affinché tu possa continuare a dirlo".

7 commenti:

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  3. Rinuncio momentaneamente nel continuare a tentare di inoltrare il mio commento a questo 3d. Mi auguro si tratti di errori da imputare a me nel non riuscire a visionare il mio stesso invio... perchè se invece ci fosse il vostro, di zampino, mi chiedo che senso abbia la seguente massima:

    "Non condivido quello che dici, ma mi batterò affinché tu possa continuare a dirlo".

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  4. Continuo imperterrito ma niente... che sia per le parole dall'assonanza antigovernativa ? Riproviamo. Certo che di stranezze oggi eh ? Prima i disguidi che vi accennavo sopra, poi l'account google disabilitato ( ora ripristinato ), ed ora ancora problemi per inviare questo commento. Dopo svariati tentativi di ( presunti ) errori di digitazione campo obbligatorio, torno a provare. Resterà ? Mah...

    "P: Io non credo che oggi, almeno in Italia, l'opinione pubblica sia adeguatamente matura per comprendere il senso dei certe azioni, anche a causa dello scarso supporto dei media, che si limitano a pubblicare le news che ci riguardano senza un minimo di analisi e approfondimento."

    ...e per motivare questa strana direzione ( che di cronaca o giornalismo ha ben poco a che vedere ), si appigliano al solo fatto che per " loro " ( e conseguentemente per l'opinione intera ) non meritate una sola riga di più, altrimenti si correrebbe il rischio di emulazione ( censura preventiva, che come l'omonima guerra, di intelligente non ha neanche l'analisi logica... stessa sorte dopotutto vi accumuna anche ad altri movimenti, in Italia queste sono le misure, e che misure ).

    "A: Dipende. I nostri interventi e soprattutto gli ideali vengono distorti e strumentalizzati. Ci dipingono come cyber-terroristi, criminali il cui unico scopo è impossessarsi dei dati finanziari degli utenti dei siti colpiti per lucrarne. Inutile dire che è falso, non ci interessa danneggiare il cittadino, bensì il contrario. I nostri attacchi sono sempre simbolici e dimostrativi."

    ...vi dipingono anche come anarchici insurrezionalisti, pirati della rete, agitatori volti alla sommossa popolare, sociopatici intenti nell'autocompiacersi nel perpetrare attacchi informatici, vili cospiratori ( vili perchè occulti ), e potrei continuare ancora e ancora e ancora... da quel che so, la lista di aggettivi e considerazioni su di voi e sul vostro operato si arricchisce giorno dopo giorno nell'ambito internazionale, nonostante nel nostro paese invece ( ironicamente da noi le cose spesso procedono alla rovescia ) stiano cercando per la maggiore di parlarne il meno possibile, per non darvi risalto. In Italia le ( poche ) notizie che i meno attenti riescono a carpire sono in merito alle rappresaglie di siti e domini in mano alle pubbliche amministrazioni, di quelle private sono ancora meno quelle in fruibile circolazione, per non ledere la dignità ( ? ) di quest'ultime per via dei loro sistemi non proprio inviolabili, c'è chi preferisce ( come sempre ) svicolare e far rientrare qualsiasi allarme. PROSEGUE =>

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  5. PROSEGUE => L'ostacolo più alto per voi, mantenendo il nostro piccolo e modesto contesto italico e centrale la mia soggettività di fondo, è ottenere una visibilità d'insieme tale che chiunque possa avere strumenti propri per farsi autonomamente una idea. Io ad esempio ne ho una mia, lho esposta nel post sovrastante, e l'idea che ho di voi permane quella di una affinità concettuale che mi porta da una parte a non considerarmi un vostro fan, e dall'altra neanche un vostro detrattore. Con questo non voglio dire che sia la più giusta, semplicemente la più a me congeniale, a me perchè mia personale, frutto di una ricerca volta a più fonti, spesso in contrapposizione, attraverso la quale mi permetto di scrivere quanto scrivo senza pretendere alcuna risposta. Il mio unico scopo è manifestare un mio pensiero, non di certo quello di crear consensi... so bene che per ogni vostro affiliato la mia presenza qui possa far storcere il naso ai più... l'ultimo arrivato che passa ed ha da obiettare sull'anonimato in uno spazio dedicato agli Anonymous, e che utilizza persino per farlo il suo account personale con tanto di nome e cognome, è difficile da esser preso in simpatia. Ma così sono, e così mi pongo.

    INCREDIBILE. "Pare" vada tutto bene... bene così.

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  6. E la prima domanda? Rules 1 e 2 ragazzi.

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